16) Hume. Ragione e scetticismo.
Lo scettico usa la ragione come arma contro le certezze della
ragione stessa. Vari tipi di scetticismo. Lo scetticismo moderato.
Il realismo naturale e la critica filosofica.
D. Hume, Ricerca sull'intelletto umano, Sezione dodicesima, Parte
prima (pagine 260-261).

Non v' quantit di ragionamenti filosofici, dispiegati su un
soggetto qualsiasi, maggiore di quella che prova l'esistenza di
Dio e che confuta gli errori degli atei; e tuttavia i filosofi pi
vicini alla religione discutono ancora se un uomo qualsiasi possa
essere cos cieco da professarsi ateo dal punto di vista
speculativo. Come concilieremo queste contraddizioni? I cavalieri
erranti che andarono vagando per liberare il mondo dai draghi e
dai giganti, non furono mai toccati dal minimo dubbio intorno
all'esistenza di questi mostri.
Lo scettico  un altro nemico della religione, che provoca
naturalmente l'indignazione di tutti i teologi e dei filosofi
austeri; sebbene sia certo che nessun uomo si  mai imbattuto in
un essere tanto assurdo, n ha potuto avere rapporti con qualcuno
che non avesse opinione alcuna o alcun principio intorno a qualche
argomento, sia di ordine pratico che di ordine speculativo. Ci d
luogo ad una domanda molto naturale: che cosa s'intende per
scettico? E fin dove  possibile spingere avanti questi princpi
filosofici del dubbio e dell'incertezza? V' una specie di
scetticismo, antecedente ad ogni studio ed ad ogni filosofia, che
 molto raccomandata da Descartes e da altri, come sommamente atta
a salvare dall'errore e dal giudizio precipitoso. Costoro
raccomandano un dubbio universale, non soltanto su tutte le nostre
iniziali opinioni e princpi, ma anche sulle nostre stesse
facolt; della cui veracit, dicono, dobbiamo assicurarci mediante
una serie di ragionamenti dedotti da qualche principio originario
che non possa essere falso o ingannevole. Ma non c' un principio
originario del genere, che abbia una prerogativa rispetto agli
altri princpi, quella di essere auto-evidente e convincente; o,
se ci fosse, non potremmo fare un passo al di l di esso, se non
usando proprio quelle stesse facolt di cui si  gi detto che
dobbiamo diffidare. Perci il dubbio cartesiano, anche se si
potesse conseguire da parte di qualcuno (il che evidentemente non
), sarebbe assolutamente irrimediabile e nessun ragionamento
potrebbe mai portarci ad uno stato di sicurezza e di convinzione
su un oggetto qualsiasi.
Bisogna, tuttavia, confessare che questa specie di scetticismo,
quand' pi moderato, si pu intendere in un senso molto
ragionevole ed  un avviamento necessario allo studio della
filosofia in quanto conserva ai nostri giudizi una giusta
imparzialit ed allontana la nostra mente da tutti quei pregiudizi
che possiamo aver assorbito per via dell'educazione e delle
opinioni accolte senza riflessione. Incominciare con princpi
chiari ed evidenti in se stessi, avanzare con passi cauti e
sicuri, rivedere spesso le nostre conclusioni ed esaminare
attentamente tutte le loro conseguenze; anche se in questo modo
faremo dei progressi lenti e modesti nei nostri sistemi, sono
questi gli unici metodi coi quali possiamo sempre sperare di
conseguire la verit e di raggiungere nelle nostre determinazioni
una stabilit e una certezza adeguate.
C' un'altra specie di scetticismo, conseguente alla scienza ed
alla ricerca quando gli uomini suppongono di aver scoperto o
l'assoluta fallacia delle loro facolt mentali, o la loro
incapacit a conseguire qualsiasi determinazione fissa in tutti
quei caratteristici argomenti di speculazione nei quali le facolt
mentali vengono solitamente impiegate. Anche i nostri stessi sensi
sono messi in discussione da certi filosofi; e le massime che
regolano la vita quotidiana vengono sottoposte allo stesso dubbio
cui vanno incontro i princpi o le conclusioni pi profonde della
metafisica o della teologia. Poich queste opinioni paradossali
(se pur si possono chiamare opinioni) si incontrano in alcuni
filosofi ed in parecchi altri filosofi si trova la loro
confutazione, gli uni e gli altri eccitano naturalmente la nostra
curiosit e ci spingono a ricercare gli argomenti sui quali
possono fondare le loro asserzioni.
Non ho bisogno di insistere sui pi comuni argomenti adoperati
dagli scettici di tutti i tempi contro l'evidenza dei sensi; come
quelli che sono desunti dall'imperfezione e dalla fallacia dei
nostri organi in innumerevoli casi; il remo che appare spezzato se
immerso nell'acqua; i vari modi in cui gli oggetti si mostrano a
seconda della diversa distanza in cui si trovano; la doppia
immagine che si ha con la pressione su un occhio; e molte altre
apparenze della stessa natura. Questi argomenti scettici, in
verit, servono solo a provare che non bisogna fare implicitamente
affidamento soltanto sui sensi, ma che dobbiamo correggere la
testimonianza dei sensi per mezzo della ragione e per mezzo di
considerazioni derivate dalla natura del mezzo, dalla distanza
dell'oggetto, dalla disposizione dell'organo, allo scopo di
rendere i sensi, entro il loro ambito, criteri appropriati di
verit e di falsit. Vi sono altri profondi argomenti contro i
sensi, che non ammettono una soluzione cos facile.
Sembra evidente che gli uomini sono portati da un istinto o
prevenzione naturale a porre fede nei loro sensi; e che, senza
alcun ragionamento, o almeno prima dell'uso della ragione, noi
ammettiamo sempre che esista un mondo esterno e che non dipende
dalla nostra percezione, ma esisterebbe anche se noi e qualsiasi
essere sensibile non ci fossimo o fossimo annientati. Anche gli
altri animali sono governati da un'opinione simile e conservano
questa fede negli oggetti esterni in tutti i loro pensieri,
intendimenti ed azioni.
Sembra evidente anche che, quando gli uomini seguono questo
istinto di natura, cieco e potente, suppongono sempre che le
stesse immagini presentate dai sensi siano gli oggetti esterni e
non nutrono mai alcun sospetto che le prime siano soltanto
rappresentazioni dei secondi. Questa stessa tavola, che vediamo
bianca e che sentiamo dura, si crede che esista indipendentemente
dalla nostra percezione e che sia qualche cosa di esterno alla
nostra mente che la percepisce. La nostra presenza non le
conferisce l'essere; la nostra assenza non la annienta. Essa
conserva la sua esistenza uniforme e completa, indipendente dalla
situazione degli esseri intelligenti che la percepiscono o la
contemplano.
Ma quest'opinione universale e primaria di tutti gli uomini 
presto distrutta dalla pi sottile filosofia che ci insegna che
alla mente non pu esser presente se non un'immagine o percezione
che i sensi sono soltanto le porte attraverso cui queste immagini
passano, senza che riescano a produrre alcuna relazione immediata
fra la mente e l'oggetto. La tavola che vediamo, sembra diminuire
se ce ne allontaniamo; ma la tavola reale, che esiste
indipendentemente da noi, non subisce alterazioni; era, perci,
soltanto la sua immagine che era presente alla mente. Questi sono
gli ovvi dettami della ragione e nessuno che non rinunci a
riflettere ebbe mai a dubitare che le esistenze che consideriamo
quando diciamo questa casa e quest'albero non siano le percezioni
della mente, e copie evanescenti o rappresentazioni di altre
esistenze, che restano uniformi ed indipendenti.
Fin qui, dunque, siamo costretti dal ragionamento a contraddire o
ad allontanarci dagli istinti primari della natura, e ad
abbracciare un nuovo sistema riguardo all'evidenza dei nostri
sensi. Ma qui la filosofia si trova molto imbarazzata quando vuol
giustificare questo nuovo sistema ed evitare i cavilli e le
obiezioni degli scettici. Essa non pu pi a lungo addurre a
pretesto l'infallibile ed irresistibile istinto di natura, poich
questo ci porta ad un sistema completamente diverso, che si
riconosce per fallibile e perfino erroneo. Ed il giustificare
questo preteso sistema filosofico, con un seguito di argomenti
chiari e convincenti, o anche con qualche cosa che ne abbia la
parvenza, supera il potere della capacit umana presa in blocco.
Con qualche argomento si pu provare che le percezioni della mente
devono essere causate da oggetti esterni, completamente diversi da
esse per quanto ad esse somiglianti (se ci  possibile), e che
non potrebbero venire n dall'energia della mente stessa, n
dall'intervento di qualche spirito invisibile e sconosciuto, n da
qualche altra causa ancor pi sconosciuta a noi? Si ammette che si
fatto molte di queste percezioni non provengono da qualche cosa di
esterno, come nei sogni, nella follia ed in altre malattie. E non
c' nulla di pi inesplicabile del modo in cui il corpo dovrebbe
operare sulla mente per trasmettere continuamente un'immagine di
se stesso ad una sostanza che si suppone sia di natura cos
diversa e perfino contraria.
E' una questione di fatto se le percezioni dei sensi sono prodotte
da oggetti esterni che assomigliano ad esse o no; come risolveremo
questa questione? Certamente per mezzo dell'esperienza, come tutte
le altre questioni simili. Ma qui l'esperienza , e deve essere,
interamente muta: La mente non ha mai presenti se non percezioni e
non  possibile che le riesca di conseguire esperienza alcuna
della connessione delle percezioni cogli oggetti. La supposizione
d'una simile connessione , perci, senza alcun fondamento
razionale.
Far ricorso alla veracit dell'Essere supremo, per provare la
veracit dei nostri sensi,  certamente fare un giro molto
imprevisto. Se la veracit di Dio avesse a che fare con questa
materia, i nostri sensi sarebbero del tutto infallibili, perch
non  possibile che essa possa mai ingannare. Senza ricordare che,
una volta che il mondo esterno sia messo in questione, saremmo
imbarazzati a trovare argomenti coi quali poter provare
l'esistenza di quell'Essere o qualcuno dei suoi attributi. Questo
 un argomento, perci, nel quale gli scettici pi profondi in
filosofia trionferanno sempre, quando cercheranno di introdurre un
dubbio universale in tutti gli oggetti della conoscenza e della
ricerca umane. Essi possono dire: seguite gli istinti e le
propensioni della natura accettando la veracit dei sensi? Ma gli
istinti vi portano a credere che la percezione o immagine
sensibile  essa stessa l'oggetto esterno. Sconfessate questo
principio per accogliere un'opinione pi razionale, che le
percezioni sono soltanto rappresentazioni di qualche cosa di
esterno? Allora vi allontanate dalle vostra naturali inclinazioni
e dai vostri sentimenti pi ovvi; e tuttavia non riuscite a
soddisfare la vostra ragione la quale non pu trovare mai alcun
argomento convincente desunto dall'esperienza per provare che le
percezioni sono connesse con degli oggetti esterni.
V' un altro argomento scettico simile a questo, derivato
dall'indagine filosofica pi profonda; ed esso potrebbe meritare
la nostra attenzione, se fosse necessario penetrare cos in
profondit per scoprire argomenti e ragionamenti, che possono cos
poco servire a dei propositi seri. Si ammette universalmente da
parte dei ricercatori moderni che tutte le qualit sensibili degli
oggetti, quali duro, molle, caldo, freddo, nero eccetera sono
soltanto secondarie, e non esistono negli oggetti stessi, ma sono
percezioni della mente, senza alcun archetipo o modello esterno,
di cui siano rappresentazioni. Se si ammette questo, riguardo alle
qualit secondarie, deve anche seguirne la stessa conclusione
riguardo alle supposte qualit primarie dell'estensione e della
solidit; n queste ultime possono essere in alcun modo pi
qualificate delle prime ad essere chiamate primarie. L'idea di
estensione si deriva completamente dai sensi della vista e del
tatto; e se tutte le qualit, percepite dai sensi, sono nella
mente e non nell'oggetto, la stessa conclusione deve applicarsi
all'idea di estensione, che dipende interamente dalle idee di
sensazione e dalle idee di qualit secondarie. A questa
conclusione non pu sottrarci se non l'asserire che le idee delle
qualit primarie si conseguono per mezzo di astrazione, opinione
che, se la esaminiamo accuratamente, troveremo che 
inintelligibile e perfino assurda. Un'estensione che non  n
tangibile n visibile, non si pu concepire; ed un'estensione
tangibile o visibile che non sia n dura, n molle, n bianca, n
nera,  egualmente fuori dell'ambito di quanto gli uomini possono
concepire. Qualcuno provi a concepire un triangolo in generale,
che non sia n isoscele, n scaleno, e che non abbia alcuna
particolare lunghezza o proporzione nei lati; e si accorger tosto
dell'assurdit di tutte le nozioni scolastiche riguardanti
l'astrazione e le idee generali.
Sicch la prima obiezione filosofica all'evidenza dei sensi o
all'opinione dell'esistenza di oggetti esterni consiste in questo,
che una tale opinione, se fondata sull'istinto naturale, 
contraria alla ragione, e se riferita alla ragione,  contraria
all'istinto naturale e nello stesso tempo non reca con s alcuna
evidenza razionale capace di convincere un ricercatore imparziale.
La seconda obiezione va pi innanzi e rappresenta quest'opinione
come contraria alla ragione, almeno se  principio di ragione che
tutte le qualit sensibili sono nella mente, non nell'oggetto.
Spogliate la materia di tutte le sue qualit intelligibili, tanto
primarie che secondarie, e voi in certo modo la annientate, e
lasciate soltanto un qualcosa di sconosciuto ed inesplicabile,
quale causa delle nostre percezioni; nozione tanto imperfetta che
nessuno scettico la considerer degna di essere combattuta.
D. Hume, Opere, Laterza, Bari, 1971, volume secondo, pagine 159-
165.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/6. Capitolo
Undici/2.
17) Hume. Vita pratica e scetticismo.
La vita pratica con le sue esigenze impone continuamente di
prendere decisioni. Essa  il maggior nemico dello scetticismo.
Molto pi affilate le armi dello scettico in campo teoretico.
D. Hume, Ricerca sull'intelletto umano, Sezione dodicesima, Parte
prima (pagine 260-261).

Le obiezioni scettiche all'evidenza morale, ossia ai ragionamenti
che riguardano questioni di fatto, sono popolari o filosofiche. Le
obiezioni popolari sono tratte dalla debolezza naturale
dell'intelletto umano; le opinioni contraddittorie che sono state
professate in differenti et e paesi; le variazioni del nostro
giudizio in relazione al fatto che si sia malati o sani, giovani o
vecchi, in prosperit o in calamit; la perpetua contraddizione
delle opinioni e dei sentimenti d'ogni singolo uomo; con molti
altri argomenti di questo genere. Non c' bisogno di insistere di
pi su questo punto; ma queste obiezioni sono deboli. Infatti dal
momento che nella vita quotidiana noi ragioniamo ad ogni istante
su questioni di fatto e di esistenza e non ci sarebbe possibile
vivere senza ricorrere continuamente a questa specie di argomenti,
qualsiasi obiezione popolare che venga tratta di l, dev'essere
insufficiente a distruggere quella evidenza. Ci che maggiormente
sovverte il pirronismo, cio lo scetticismo eccessivo,  l'azione,
il lavoro e le occupazioni della vita quotidiana. Questi princpi
scettici possono fiorire e trionfare nelle scuole dove, in verit,
 difficile se non impossibile confutarli. Ma appena essi escono
dall'ombra e per la presenza degli oggetti reali che mettono in
movimento le passioni ed i sentimenti, vengono contrapposti ai pi
potenti princpi della nostra natura, svaniscono come fumo e
lasciano lo scettico pi ostinato nella stessa condizione degli
altri mortali.
Lo scettico, perci, farebbe meglio a tenersi nel suo ambito ed a
svolgere quelle obiezioni filosofiche che sorgono da ricerche pi
approfondite. Pare che qui egli abbia molta materia da cui trarre
trionfi; infatti giustamente insiste nel sostenere che tutta la
nostra evidenza in qualunque questione di fatto, che oltrepassi la
testimonianza dei sensi e della memoria, deriva completamente
dalla relazione di causa ed effetto; che non abbiamo altra idea di
questa relazione che quella di due oggetti che sono stati
frequentemente congiunti insieme; che non abbiamo argomento alcuno
per convincerci che gli oggetti i quali, nella nostra esperienza,
sono risultati frequentemente congiunti, saranno egualmente
congiunti, in altri casi, nello stesso modo; e che a
quest'inferenza ci conduce soltanto la consuetudine, cio un certo
istinto della nostra natura; al quale, in verit,  difficile
resistere, ma che pu, al pari degli altri istinti, essere fallace
ed ingannevole. Quando lo scettico insiste su questi argomenti,
mostra la sua forza, o meglio, per dire il vero, la sua e la
nostra debolezza; e sembra, almeno per qualche tempo, che egli sia
riuscito a distruggere ogni sicurezza ed ogni convinzione. Questi
argomenti si potrebbero sviluppare pi ampiamente, se ci si
potesse aspettare che ne risultasse qualche vantaggio o beneficio
duraturo per la societ.
Infatti qui sta l'obiezione principale e pi valida contro lo
scetticismo eccessivo, che da esso non pu risultare alcun
beneficio durevole, finch esso mantiene in pieno la sua forza ed
il suo vigore. Basta che chiediamo ad uno scettico del genere:
qual  la sua intenzione? e che cosa si propone con tutte queste
curiose ricerche? Si trova subito imbarazzato e non sa che cosa
rispondere. Un copernicano o un seguace di Tolomeo, che sostengono
ognuno il loro differente sistema astronomico, possono sperare di
produrre una convinzione costante e durevole nel loro uditorio.
Uno stoico od un epicureo sviluppano dei princpi che possono non
esser durevoli ma che hanno un influsso sulla condotta e sul
comportamento. Ma un pirroniano non pu aspettarsi che questa
filosofia abbia un influsso costante sulla mente, o che, qualora
lo avesse, questo influsso sia benefico alla societ. Al
contrario, deve riconoscere, se vuol riconoscere qualche cosa, che
l'intera vita umana dovrebbe andare in rovina se i suoi princpi
avessero modo di affermarsi in maniera stabile e generale.
Cesserebbero immediatamente tutti i discorsi e tutte le azioni e
gli uomini resterebbero in un letargo totale fino a che le
necessit della natura, insoddisfatte, porrebbero fine alla loro
miserabile esistenza. E' vero: un epilogo cos fatale  ben poco
da temere. La natura  sempre troppo forte per principio. E per
quanto un pirroniano possa precipitare se stesso o altri in una
sorta di stupore e di confusione momentanei per mezzo dei suoi
profondi ragionamenti, il primo e pi insignificante fatto della
vita metter in fuga tutti i suoi dubbi e i suoi scrupoli e lo
metter, per tutte le questioni pratiche e teoriche, sullo stesso
piano dei filosofi d'ogni altra setta o di coloro che non si sono
mai interessati a dispute filosofiche di alcun genere. Risvegliato
dal suo sogno, sar il primo a ridere di se stesso ed a confessare
che tutte le sue obiezioni sono meri passatempi e non possono
servire ad altro che a mostrare la stravagante condizione in cui
si trova l'umanit che deve agire e ragionare e credere; per
quanto gli uomini non riescano, nemmeno colle pi diligenti
ricerche, a trovare una risposta soddisfacente intorno alla
fondazione di queste operazioni, oppure a togliere di mezzo le
obiezioni che si possono muovere contro di esse.
D. Hume, Opere, Laterza, Bari, 1971, volume secondo, pagine 168-
170.
